giovedì 1 marzo 2012

Disgusto

Ogni volta che torno a casa da una giornata in Valsusa ho la sensazione di tornare da un altro mondo.
Un mondo dove esistono persone che si battono e resistono per principi e valori comuni e non solo individuali; persone informate sui fatti per necessità e per buona abitudine, non per sostenere chiacchiere da bar, dibattiti su social network, o per giocare ai radical chic sempre fuori dal coro.
Persone che hanno smesso di credere alla retorica e alle false ideologie dei politici, che hanno imparato a superare le differenze di età e di cultura per collaborare e inventare nuovi modi di reagire alle imposizioni di chi siede ai posti di comando.
Persone concrete, che con determinazione e costanza non si fanno abbattere dalla forza bruta e dallle attese estenuanti in autostrada o altrove.
Persone che con poche frasi semplici sanno spiegarti i motivi della loro protesta, che basterebbe ascoltarli per comprendere davvero.
Assisto a fatti terribili, segno di un'era che vede il fallimento della democrazia.
Vedo poliziotti protetti da scudi e caschi picchiare anziani, uomini e donne.
Penso ai ragazzini che li accompagano, a quale idea si faranno delle forze dell'ordine.
Ancora una volta si sceglie l'uso massiccio di gas cs su una popolazione disarmata, che reagisce solo DOPO l' attacco spropositato con idranti e lacrimogeni lanciati ad altezza uomo. Solo allora risponde all'attacco con le pietre raccolte dal selciato. Ancora una volta pietre contro i mostri.
In macchina accendo l'unica radio che informa su quel che succede in diretta e ascolto dal vivo la voce di un redattore stremato dai gas che continua comunque a raccontare quel che accade.
Torno a casa, alla "normalità".
Un dormitorio.
I giornalisti raccontano una versione alterata dei fatti, l'ultim'ora è sul ferimento di un carabiniere e di un agente.
Non si parla delle violenze subite dai manifestanti senza maschere e a mani alzate, non si parla dell'irruzione insensata dei poliziotti in un ristorante, di come distruggono la porta a vetri solo per non aver capito che l'ingresso accessibile era un altro, non si parla delle macchine colpite dai manganelli senza alcuna ragione. Non si parla delle donne ferite e beffeggiate, delle teste rotte, delle persone che all'ospedale non ci andranno per la paura di finire in pasto ai mostri.
E poi le dichiarazioni dei politici, fuori da ogni realtà, insensate, acqua di rose per detergere latrine. La Cancellieri sulle richieste degli amministratori locali: "Sono pronta ad ascoltarli ma nello stesso tempo vorrei che a loro fosse chiaro che non esistono margini di trattativa per bloccare i lavori della Tav”. Cosa vuol dire? "si si parla pure, io ti ascolto, ma me ne frego".
Della stessa idea anche Fassino, solo per restare nell'area più moderata perché le dichiarazioni più a destra non val la pena riportarle.
E i giornalisti...ma come è possibile vivere bene sapendo di raccontare menzogne a un'intera popolazione?
Come è possibile continuare a far finta di niente?
Come è possibile parlare di progetto approvato democraticamente quando da vent'anni la gente si oppone con forza e determinazione al TAV? Quando non si è mai chiesto il loro parere?
Come fa ad affermarlo un giornalista di Repubblica?

La normalità è un universo di zombie assetati di aperitivi, farfalline tatuate e morti da celebrare.

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